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      quindi particolarmente inadatti a fornire la chiave di fatti veramente fondamentali. Eb-
      bene, in quella stessa epoca, l'attenzione di Fermi studente era invece rivolta a ciò che si
      faceva in Danimarca, in Olanda e in Germania per interpretare lo spettro dell'idrogeno
      e altri fenomeni spettroscopici mediante il moto degli elettroni entro l'atomo. È stato
      questo indirizzo di ricerche, rivolto a stabilire le leggi che governano gli elementi costi-
      tutivi della materia (cominciando dal più semplice di tutti, l'atomo di idrogeno) che ha
      poi fornito la chiave anche di fenomeni più complessi, come appunto le scariche nei gas
      e le proprietà elettriche del bismuto e del selenio.
         Un altro aspetto della mentalità semplificatrice di Fermi è rispecchiato nello stile dei
      suoi scritti e delle sue lezioni. I problemi più complessi sono da lui ridotti all'essenziale
      e risolti, il più delle volte, con originali metodi matematici approssimati, del grado di
      approssimazione esattamente adeguato al problema da trattare. Molte volte il lettore o
      l'allievo sono tratti in inganno dalla apparente semplicità del ragionamento di Fermi, e
      solo quando provano a lasciare la sua guida per muoversi da sé, in sentieri vicini a quello
      da lui seguito, si accorgono di essere stati abilmente condotti per mano, senza difficoltà,
      in mezzo ad una selva oscura ed impervia.
         Un bell'esempio di queste qualità didattiche sono i volumi "Introduzione alla Fisica
      Atomica" pubblicato nel 1928, "Molecole e cristolli' pubblicato nel 1934, e "Thermo-
      dynamics" uscito nel 1937. Ricordo che il primo di questi volumi fu da lui scritto durante
      una villeggiatura in Valtellina che facemmo assieme: scriveva a letto, su un quaderno da
      scuola, senza pentimenti né cancellature, difilato come se qualcuno gli dettasse.
         Ma non solo nel lavoro scientifico e didattico si manifestava il suo innato amore per
      la semplicità, bensì in tutto il suo modo di vivere.
         Accettava con naturalezza il riconoscimento dei suoi meriti, ma ogni cenno di adulazio-
      ne lo disgustava. Non si può dire che fosse modesto, perché conosceva la sua superiorità
      ed era troppo sincero per fingere di ignorarla, ma nulla era più lontano dal suo carattere
      che la vanità e la ricerca degli onori, di cariche e di posizioni influenti. Tuttavia, gli onori
      vennero, anche non ricercati; fu membro di 18 accademie italiane ed estere, e dottore "ho-
      noris causa" di 8 università straniere: ricevette, oltre al premio Nobel, molti altri premi
      da istituzioni scientifiche di diversi paesi. Fu presidente della American Physical Society
      nel 1953, ma rifuggiva in genere da ogni carica che non fosse di carattere scientifico.
         Di gusti estremamente semplici, amava la vita tranquilla di famiglia e considerava
      il denaro soltanto come mezzo per procurarsi le comodità essenziali e la tranquillità
      necessaria ai suoi studi; ogni manifestazione di lusso era per lui una inutile complicazione
      della vita.
         Amava moltissimo l'esercizio fisico; il tennis, lo sci, le gite in montagna, e godeva
      di queste cose, anche adulto, con giovanile abbandono. Ancora l'estate scorsa ebbi la
      fortuna di averlo compagno di villeggiatura sulle Alpi e in Toscana. Benché fosse già
      sofferente del male, che poco dopo doveva rivelarsi fatale, era ancora il caro e semplice
      compagno delle nostre passeggiate giovanili. Anzi, in una gita che facemmo, noi due soli,
      nell'isola d'Elba, ritrovai in lui una sua vecchia abitudine, che credo pochi conobbero,
      e che forse farà stupire chi lo ha conosciuto solo superficialmente. Spesso, nei momenti
      di distensione, camminando o sostando in vista di un bel paesaggio, l'ho udito recitare,
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